Accatastamento antenne telefonia mobile

Accatastamento antenne telefonia mobile

Dal 1° luglio 2016 entrano in vigore importanti novità nell’ accatastamento antenne telefonia mobile.

Il  D.Lgs. 33/2016, che entrerà in vigore il prossimo 1° luglio 2016, emanato in attuazione della direttiva 2014/61/UE con cui il Parlamento ed il Consiglio europeo hanno inteso ridurre i costi di installazione di reti di comunicazione elettronica ad alta velocità, ha innovato il tema dell’ accatastamento antenne telefonia mobile che nel più recente passato ha visto sorgere non pochi contenziosi tra privati / gestori di rete e la pubblica amministrazione, ovvero i comuni che riscuotono le imposte sugli immobili IMU, TASI, IMI ed IMIS.

Il D.lgs. 33/2016 ed in particolare l’ accatastamento antenne telefonia mobile altro non è che un tassello del programma che il nostro attuale governo ha reso noto alle cronache con lo slogan “piano banda larga”.

Nello specifico il comma 2 dell’art. 12 del succitato decreto legislativo ha modificato il comma 3 dell’art. 86 del D.Lgs. 259/2003 aggiungendo il seguente periodo: “Gli elementi di reti di comunicazione elettronica ad alta velocità e le altre infrastrutture di reti pubbliche di comunicazione, di cui agli articoli 87 e 88, nonché le opere di infrastrutturazione per la realizzazione delle reti di comunicazione elettronica ad alta velocità in fibra ottica in grado di fornire servizi di accesso a banda ultralarga, effettuate anche all’interno di edifici, da chiunque posseduti, non costituiscono unità immobiliari ai sensi dell’articolo 2 del decreto del Ministro delle finanze 2 gennaio 1998, n. 28, e non rilevano ai fini della determinazione della rendita catastale.

Tanto per essere chiari: se le predette infrastrutture di rete non costituiscono unità immobiliari, significa che dal 1° luglio 2016 non sarà più necessario provvedere ad alcun accatastamento antenne telefonia mobile.

Infatti, tra le sopra citate infrastrutture di rete, l’art. 87 del D.Lgs. 259/2003 annovera: “l’installazione di torri, di tralicci, di impianti radio-trasmittenti, di ripetitori di servizi di comunicazione elettronica, di stazioni radio base per reti di comunicazioni elettroniche mobili GSM/UMTS”.

Inoltre, l’art. 2, comma 1, lettera d) dello stesso D.Lgs. 33/2016 definisce infrastruttura fisica di una rete tutti gli elementi “destinati ad ospitare altri elementi di una rete senza che diventino essi stessi un elemento attivo della rete, quali ad esempio tubature, piloni, cavidotti, pozzi di ispezione, pozzetti, centraline, edifici o accessi a edifici, installazioni di antenne, tralicci e pali”.

Anche l’Agenzia delle Entrate, interpellata dal Sole 24 Ore sul tema dell’ accatastamento antenne telefonia mobile, il 20 aprile scorso ha pubblicato sul proprio canale YouTube questo video denominato “Telecatasto 2016” in cui, al minuto 5:00, si precisa che a decorrere dal 1° luglio 2016 “gli elementi di reti e le infrastrutture realizzate per le installazioni di telefonia mobile (tubature, piloni, cavidotti, pozzi di ispezione, pozzetti, centraline, edifici o accessi a edifici, installazioni di antenne, tralicci, pali) non devono essere presi in considerazione nella determinazione della rendita catastale”.

Rilevo che quanto sopra appare come un deciso cambio di rotta rispetto a quanto prescriveva per l’ accatastamento antenne telefonia mobile in categoria D il punto 3.1.3, lettera c) di questa circolare dell’Agenzia del Territorio nr. 4 dd. 16/05/2006, secondo cui per i manufatti destinati “ad ospitare gli impianti per la diffusione della telefonia mobile” era obbligatorio, sintetizzando:

  • per gli impianti insistenti su costruzioni già censite, i manufatti in esame devono essere dichiarati in forma autonoma ovvero come variazione della preesistente unità immobiliare o parte comune dell’edificio, solo nel caso in cui vengano individuati aree e locali (preesistenti o di nuova costruzione) destinati proprio ad ospitare le apparecchiature di tali impianti;
  • per gli impianti allocati su aree di terreno all’uopo destinate – che l’AdT descrive come tipicamente “un’area di solito recintata, all’interno della quale è installato su platea di calcestruzzo un traliccio cui sono  fissate le antenne; in questo caso le apparecchiature elettroniche a corredo, sono di norma ubicate in manufatti di dimensioni diverse in pianta ed altezza” – qualora sussista un’ordinaria autonoma suscettibilità reddituale, è sempre obbligatorio l’accatastamento dei manufatti.

La stessa circolare 4/2006 è stata peraltro anche recentissimamente citata dalla Corte di Cassazione nella sentenza 25 novembre 2015, n. 24026, in cui si ribadiva la necessità di provvedere all’ accatastamento antenne telefonia mobile in categoria D/1.

Non è da escludere – anzi è auspicabile – che nei prossimi mesi l’Agenzia delle Entrate provveda a pubblicare una circolare esplicativa con cui chiarire in particolare le procedure da adottare per la revisione o soppressione dell’ accatastamento antenne telefonia mobile già costruite prima del prossimo 1° luglio 2016.

Fonti:

  • D.Lgs. 33/2016;
  • direttiva 2014/61/UE;
  • D.Lgs. 259/2003;
  • D.MEF. 28/1998;
  • Circolare A.d.T. nr. 4 dd. 16/05/2006;
  • sentenza corte di cassazione 25/11/2015, n. 24026.
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