dismissione cisterne di gasolio

dismissione cisterne di gasolio

Dismissione cisterne di gasolio di impianti di riscaldamento di appartamenti, residenze e condomini. Analisi della normativa di settore.

Premetto: il presente articolo riguarda il caso della dismissione cisterne di gasolio di impianti di riscaldamento di appartamenti, residenze e condomini in genere (ovvero di piccole dimensioni). Non mi soffermerò ad analizzare normativa e casistiche più complesse quali dismissione cisterne di serbatoi di grandi dimensioni per usi commerciali o comunque di distributori di carburante, stoccaggi, stabilimenti, ecc…

Innanzitutto preciso che ad oggi, in Italia, non esiste alcun testo di legge nazionale vigente che obblighi espressamente i privati cittadini alla dismissione cisterne (bonifica e/o rimozione) interrate dismesse o comunque datate entro alcuna tempistica. A onor del vero il 24 maggio 1999 era stato emanato con il Decreto Ministeriale n° 246, un “regolamento recante norme concernenti i requisiti tecnici per la costruzione, l’istallazione e l’esercizio dei serbatoi interrati”, nel cui ambito di applicazione rientrava anche la dismissione cisterne di cui in premessa se di dimensioni maggiori di 15 metri cubi. Ma su ricorso della Provincia di Trento, che aveva sollevato il conflitto di competenze tra stato ed enti locali autonomi, la Corte Costituzionale ha annullato detto decreto dopo poco tempo, con sentenza n. 266 del 19 luglio 2001.

Perciò possiamo lasciarle marcire sottoterra? Beh…come avrete già intuito le cose non stanno proprio così.

Infatti – al di là di una questione di buon senso a cui mi riferirò comunque più avanti – il 3 aprile 2006 il governo ha emanato il decreto legislativo n. 152, e cioè il “Testo Unico” (termine che tanto va di moda…) delle “norme in materia ambientale”. In base al sacrosanto principio di “chi inquina paga”, ribadito all’art. 3-ter del citato decreto, i commi 1 e 2 dell’art. 192 dello stesso d.lgs. 152 prescrivono che “l’abbandono e il deposito incontrollati di rifiuti sul suolo e nel suolo sono vietati” ed “è altresì vietata l’immissione di rifiuti di qualsiasi genere, allo stato solido o liquido, nelle acque superficiali e sotterranee”. Vorrei poi sottolineare che il gasolio (i rifiuti di carburanti liquidi in genere), come riportato nell’allegato D alla parte IV del succitato decreto, è considerato un rifiuto pericoloso. Perciò se una cisterna è vecchia, arrugginisce, si buca e spande combustibile nel sottosuolo, oltre recare palesemente danno all’ambiente, il proprietario (o amministratore di condominio) contravviene alla legge e può essere soggetto a sanzioni oltre a doversi far carico dell’onere della bonifica.

Inoltre – non sono un chimico – ma lasciare per anni del combustibile chiuso in un ambiente confinato senza dare sfogo alle esalazioni…non credo sia una buona idea sotto il profilo della prevenzione incendi. Il gasolio avrà anche un punto di infiammabilità a temperature superiori alla benzina, ma, a parer mio, non si sa mai (soprattutto se la cisterna finisse nel dimenticatoio e qualcuno in futuro, che ad esempio banalmente non dovesse più riuscire ad aprire il tappo, si mettesse a tagliarla con il flex!).

Ciò detto, arriviamo al punto: se un privato o un condominio si allaccia alla rete gas o si fa installare una caldaia a cippato e non utilizza più la cisterna del gasolio, che cosa dovrebbe fare?

Ci tengo a ribadire che non occorre necessariamente procedere con la definitiva dismissione cisterne, estraendole dal terreno, ma è altrettanto vero che, come ho sopra esposto, non si può semplicemente dimenticarsene, perché, oltre a violare la legge, si corre il concreto rischio di inquinare il suolo e potrebbe anche essere pericoloso.

Pertanto, con buon senso e senza spendere subito dei (gran) soldi, vi suggerisco di chiamare una ditta autorizzata allo smaltimento dei rifiuti di carburante (meglio se iscritta anche alla cat. 9 dell’Albo Nazionale dei Gestori Ambientali così, nello sventurato caso in cui la cisterna fosse effettivamente rotta, potranno occuparsi direttamente anche della eventuale bonifica del terreno) che provveda a pompare fuori il carburante rimasto, la sporcizia depositata sul fondo (le “morchie”) ed i fumi, aprire il bocchettone del passo d’uomo ed entrare, pulire ed ispezionare lo stato della parete interna della cisterna ed effettuare una prova di tenuta a pressione. Se non vi sono fori o rotture, direi che il minimo indispensabile per evitare danni e/o sanzioni è già stato fatto.

Per i più pignoli, un lavoro eseguito a regola d’arte prevedrebbe anche, oltre al rilascio da parte dell’impresa esecutrice dell’intervento di un certificato “gas free” (che potrebbe tornare utile nel caso i vigili del fuoco lo richiedessero per eventuali pratiche antincendio riguardanti l’immobile), la rimozione di ogni traccia di ruggine dell’interno della cisterna e la riparazione delle parti più ammalorate ed il successivo rivestimento a spruzzo con un film di materiale plastico / resinoso, comunque resistente alla corrosione. Visto che scrivo dalla provincia di Trento, vedo ad esempio che la ditta “Italpol” di Arco (TN) sul suo sito web si presenta bene. Il tutto sarà anche utile per dimostrare che non vi è alcuna espressa intenzione da parte della proprietà di procedere con una definitiva dismissione cisterne, perché ad esempio potrebbe tornare utile come vasca di raccolta delle acque piovane (per laminazione o semplici scopi irrigui). Infatti preciso che altrimenti anche la sola stessa cisterna di acciaio, sebbene ripulita, potrebbe essere definibile – da un funzionario pubblico puntiglioso – come un rifiuto (ai sensi dell’art. 183 del D.Lgs 152/2006) e pertanto il relativo abbandono nel suolo sarebbe comunque vietato (vedi succitato art. 192), indipendentemente dal potenziale inquinante. Proprio per questo motivo sconsiglierei la pratica di riempire di inerti la cisterna, attuata da chi teme eventuali (improbabili…) collassi strutturali se la cisterna si trovasse ad esempio sotto un corsello carraio; una tale azione potrebbe essere equivocata come un tentativo di occultamento di un oggetto abbandonato nel suolo. Poi è chiaro che se la cisterna si trova nel cortile all’esterno e potrebbe essere estratta e conferita a discarica ad un costo inferiore alla bonifica…beh, ovvio…tiratela fuori!

Se i lavori di svuotamento e pulizia dovessero invece rivelare la presenza di fori o rotture, in tal caso – e solo in questo – bisognerà certamente mettere mano al portafogli, estrarre dal terreno la cisterna ed attuare le operazioni di bonifica del sito di cui al titolo V° del succitato D.Lgs. 152/2006. In particolare sarà necessario seguire le “procedure semplificate” di cui all’art. 242 bis dello stesso D.Lgs. o all’allegato 4 al predetto titolo V°.

Concludo segnalando che a volte regolamenti d’igiene locale o comunali possono prevedere qualche disposizione in materia, in particolare per quanto riguarda controlli periodici, manutenzioni e comunicazioni agli enti pubblici. Ne cito ad esempio un paio in cui mi sono imbattuto:

  • il “regolamento tipo di igiene locale della Regione Lombardia” che per gli esistenti “serbatoi di combustibile concernenti gli impianti di riscaldamento per civili abitazioni” obbliga i proprietari ad eseguire e documentare “controlli sulla tenuta a 15 anni dalla installazione e ogni ulteriori 5 anni”.
  • In provincia di Bolzano, il comma 2 dell’art. 35 del “Decreto del Presidente della Provincia 21 gennaio 2008, n. 61 – Regolamento di esecuzione alla legge provinciale del 18 giugno 2002, n. 8 recante “Disposizioni sulle acque” in materia di tutela delle acque”, nel caso di dismissione di serbatoi esistenti di capacità superiore a 1000 litri prescrive che: “Al comune è comunicata la disattivazione del serbatoio, allegando un’attestazione dell’impresa che ha eseguito la pulizia del serbatoio e copia del formulario di identificazione dei rifiuti”.

Fonti:

  • Linee Guida sui serbatoi interrati – A.R.P.A. Lombardia rev. 15/3/2013
  • D.P.P. BZ 6/2008
  • D.P.G.P. TN 1-41/1987
  • D.Lgs. 152/2006

18 commenti su “dismissione cisterne di gasolio”

  1. Gentile Architetto Fachinat,
    desidero porle un quesito relativamente alla ripartizione della spesa per la bonifica di una vecchia cisterna interrata.
    Ho ereditato anni fa due capannoni, facenti parte di un complesso di otto.
    Quando ho ereditato erano già stati convertiti a gas, come gli altri.
    Negli anni si è costituito un condominio.
    Ora si presenta la necessità di bonificare la suddetta cisterna, che si trova interrata nel cortile condominiale.
    Secondo lei chi deve partecipare alle spese? Tutto il condominio, gli eredi di quelle unità che usufruivano della caldaia, o anche chi ha acquistato nel tempo tali unità immobiliari ?
    La ringrazio molto per la Sua attenzione
    Dott.ssa Stefania Buccheri

    • Gentile dott.ssa Buccheri,
      Nel rispetto di quanto previsto al secondo comma dell’art. 1123 del Codice Civile, in assenza di altre particolari convenzioni, riterrei che le spese per la bonifica debbano essere ripartite tra le sole unità che già si sono servite della cisterna, ovvero escludendo quelle unità che mai ne hanno fatto uso (semmai nel condominio ce ne fossero). Se poi dette spese debbano essere sostenute dagli attuali proprietari / condòmini o dai proprietari al tempo della dismissione, dipende da quanto eventualmente garantito nei rispettivi atti di compravendita (ad es. assenza di inquinanti).

  2. Egr. Arch. Fachinat
    Ho una villetta a schiera che mi trovo a vendere.
    il compromesso è già stato firmato con l’impegno a comprare l’immobile nello “stato di fatto” in cui si trova.
    A tre giorni dall’Atto di vendita, vengo incalzato affinchè io bonifichi una cisterna interrata che serviva per il riscaldamento della villetta, che io ho trovato lì nel 2008 ed è in disuso da più di vent’anni. fermo restando che la bonifica è sacrosanta, ma a questo punto del contratto la responsabilità è mia o a questo punto se la deve vedere l’acquirente?
    La ringrazio per l’attenzione.

    • Gentile Danilo,
      credo che questa domanda tu la debba fare ad un avvocato piuttosto che ad un ingengere…ad ogni modo – parere personale – ritengo che bisognerebbe vedere che tipo di garanzie da parte del venditore sono riportate nel compromesso e come lo “stato di fatto” è stato argomentato. Se per iscritto avevate convenuto espressamente che l’acquisto avverrà come visto e piaciuto e che di cìò ne è stato tenuto conto nella determinazione del prezzo…ed anche e soprattutto se della cisterna i promissari acquirenti ne erano già a conoscenza alla data di firma del compromesso.

    • Gentile Vanda,

      le suggerisco di rivolgersi ad una ditta specializzata. Immagino comunque che nel caso, dopo la bonifica, debba essere tagliata in pezzi se non è possibile estrarla intera.

  3. Buongiorno, il suo articolo é molto interessante e mi ha aiutato a fare un po’ di chiarezza, ma le sarei grata se mi sciogliesse qualche ulteriore dubbio. Stiamo valutando l’acquisto di un immobile in provincia di Varese che si avvale attualmente di un impianto di riscaldamento a gasolio con serbatoio interrato nel giardino. Dopo l’acquisto é nostra intenzione passare al metano e rimuoverlo. Il nostro timore (per ora assolutamente astratto e non motivato) é che il sebatoio, essendo datato, possa essere danneggiato e possano esserci stati degli sversamenti. Cosa possiamo fare per evitare che le responsabilitá e gli oneri in questo caso ricadano su di noi? Esistono certificazioni che possiamo richiedere al proprietario in tal senso?
    Grazie

    • Gentile Alessandra,
      vi posso suggerire di convenire con la controparte venditrice ed il notaio opportuna manleva da inserire nel testo del prossimo atto di compravendita. Per garantirvi che se in occasione della rimozione della cisterna suolo e/o acque risultassero contaminate, ogni onere, spesa, risarcimento danni per concludere l’eventuale operazione di bonifica restino a carico appunto della parte venditrice.

    • Prego. Mi è capitato una volta in una compravendita di un complesso di grandi dimensioni…per le unità abitative non credo sia molto frequente che l’acquirente pretenda tale manleva; in genere si preferisce tenere conto del potenziale difetto nella determinazione del prezzo.

  4. Gentile Arch. Fachinat,
    la ringrazio per l’interessante ed esaustivo articolo. Le vorrei in proposito porre la seguente tematica al quale non mi so dare precisa risposta:
    – condominio di 6 appartamenti;
    – riscaldamento a gasolio con caldaie autonome ma cisterne condominiali frazionate; in pratica esistono due grosse cisterne interrate, ognuna delle quali è suddivisa in 3 scompartimenti, ogni scompartimento è al servizio di un singolo appartamento (di conseguenza ogni proprietario di casa si occupa del rifornimento e, ad oggi, della manutenzione dello stesso scompartimento); In pratica le cisterne sono collocate su suolo condominiale e sono manufatti di proprietà condominiale ma allo stesso tempo sono ad uso esclusivo, per i singoli scomparti, ai vari proprietari degli appartamenti;
    – ad oggi non è presente amministratore (figura che potrebbe imporre una qualche manutenzione o controllo scadenziato e generale delle cisterne);
    Io, avendo verificato la tenuta della mia cisterna ho ragione di credere che la mia porzione di cisterna sia sicura e a tenuta. Uno o più condomini non fanno controlli e succede che la loro cisterna abbia una perdita ed inquini il terreno circostante.
    La domanda quindi è: uno sversamento causato da un settore di cisterna danneggiato (e magari non controllato dal relativo utilizzatore) pone tutti i condomini sotto la stessa responsabilità civile e penale o chi ha fatto i controlli al proprio settore si può ritenere tranquillo (al meno dal punto di vista della fedina penale)?
    Molte grazie sin da ora.

    Marco

    • Buongiorno Marco,
      non sono un avvocato, perciò non so rispondere compiutamente alla sua domanda. Le posso solo suggerire di conservare la documentazione delle attività di verifica che ha effettuato ed eventualmente segnalare le sue preoccupazioni formalmente anche ai sui condòmini, affinchè provvedano anche loro a controllare – e dimostrare – che tutto sia a posto. Se poi le sue non fossero solo ipotesi perché le cisterne davvero perdono, provvedete tempestivamente alla bonifica!

  5. Buongiorno ing.Fachinat, le chiedo se c’è una prassi particolare da seguire (autorizzazioni/nulla osta) per la rimozione di due serbatoi di gasolio posti nel piano seminterrato di un condominio, che servivano per il riscaldamento condominiale.

    • Buongiorno Elena,
      credo che tale attività possa rientrare nella definizione di “manutenzione straordinaria”; verifichi presso il suo comune se sia nel caso necessario comunicare l’inizio lavori con gli estremi dell’impresa ed il condominio committente.

  6. Egregio Ingegnere,

    sono comproprietaria di una villetta bifamiliare (un appartamento sopra l’altro). L’altro proprietario ci ha chiesto la compartecipazione alle spese di bonifica di una cisterna a gasolio in disuso da oltre 30 anni e ciò perchè, in fase di vendita, il compratore gli ha contestato l’esistenza della cisterna.
    Oggi ci hanno informati, con sole due ore di anticipo, che sarebbe arrivata l’impresa per le operazioni. Quando siamo arrivati sul posto se ne erano già andati e. secondo testimoni, l’intervento è durato in tutto 3 quarti d’ora. Considerando che hanno dovuto raggiungere la cisterna con un tubo di circa 30 metri, aprire il coperchio, togliere circa 10 cm di gasolio in una cisterna da 6000 mc, fare il lavaggio ed la tenuta stagna, io credo che non sia stato fatto quanto richiesto. Un suo parere, grazie

    • Gentile Francesca, difficile per me esprimere un parere se non è lei che ha seguito direttamente l’intervento e non può perciò fornire maggiori dettagli in merito alla documentazione rilasciata dalla ditta esecutrice dell’intervento.

    • Buongiorno Monica,
      se con “debitamente svuotata” intende che avete rivestito l’interno con qualche prodotto incapsulante, per essere sicuri che l’acqua non si contamini in alcun modo, allora perchè no.

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